La tokenizzazione passa anche dall’arte

“Sorry Amsterdam, I tokenized it first” è la frase con la quale inizia la descrizione dell’opera d’arte intitolata “Open Domain” dell’artista digitale Jake Johnson per far scherzosamente sapere alla città di Amsterdam, dove risiede il museo che raccoglie le opere dell’artista Vincent Van Gogh, di aver tokenizzato per primo i “Girasoli” dell’artista olandese.

L’evoluzione dell’arte verso la tokenizzazione

Sicuramente sì, almeno una buona parte dell’arte. In un mondo in cui tutti ormai usiamo tecnologie digitali per comunicare e interagire fra noi, per lavorare e per fare i nostri acquisti, anche l’arte avrà uno sviluppo verso il digitale. E’ inevitabile.

Questa evoluzione è agevolata dalla cosiddetta tokenizzazione, cioè dalla possibilità di associare un’opera d’arte ad un NFT (Non Fungible Token – Token Non Fungibile), ovvero ad un asset digitale unico che racchiude in sé tutti i vantaggi dell’essere legato ad una criptovaluta per quanto riguarda la facilità di trasferimento e garanzia di autenticità.

Il mondo dell’arte un po’ alla volta si sta rendendo conto dell’esistenza di questa nuova modalità nata grazie alle recenti tecnologie, che dà modo agli artisti di sperimentare nuove forme di espressione e di esplorare possibilità finora non disponibili.

I collezionisti d’arte e i benefici della tokenizzazione

Anche i collezionisti potranno trarre un gran vantaggio dai benefici della tokenizzazione in quanto, una volta compreso il meccanismo di base legato al mondo delle criptovalute, sarà per loro molto più semplice acquistare, detenere e scambiare arte, essendo sempre anche certi dell’autenticità dell’opera in loro possesso grazie alla blockchain.

Sulla blockchain, infatti, un artista potrebbe registrare la propria opera d’arte per stabilire la data di creazione e la propria appartenenza e quando si passa la proprietà a qualcuno si potrebbe vedere a ritroso la storia delle transazioni per risalire all’autore e capire se si possa trattare della vera opera o di un falso.

Non ultimo anche gli artisti ne trarranno beneficio, se useranno piattaforme come Super Rare in cui l’artista riceve ad ogni vendita una percentuale del denaro digitale con cui è stata scambiata l’opera  in questione, potendo così avere un introito per poter vivere dignitosamente della loro arte.

Oppure, grazie al lavoro di aziende come Maecenas, i collezionisti potrebbero comprare solo parte di un’opera d’arte, poiché ne potrebbero comprare solo una percentuale in token. 

 

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Questo articolo è proveniente dalla Redazione di The Cryptonomist Magazine Digitale diretto da Amelia Tommasicchio: una delle testate specializzate tra le più seguite nel mondo delle Cryptovalute e della DeFi

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