Blockchain, made in Italy e turismo sostenibile post Covid-19

Il Made in Italy ed il turismo fanno dell’Italia un Paese unico nel suo genere, ma come può la tecnologia blockchain assicurarne l’accessibilità ed espansione? 

Turismo ed esportazione sono probabilmente i settori più colpiti dalla battuta d’arresto irripetibile che l’epidemia di Covid-19 ha portato con sé. 

“Peggio di un Titanic”: i numeri sono disarmanti. Il settore turistico, asset strategico dello stivale con il 12% del PIL, contava prima della pandemia un giro d’affari di 146 miliardi di euro

Le stime di Assoturismo annunciano un calo di 260 milioni di presenze turistiche: l’iceberg colpito si sta sciogliendo e da esso è uscito un mostro ben più pericoloso. 

Per quanto riguarda l’esportazione, secondo il centro studi di Confindustria, per il 2020 è previsto un calo del 5,1%, legato all’inesorabile riduzione delle vendite nelle filiere produttive europee. 

Sebbene la Commissione Europea ed il Governo progettino il piano più efficace per la ripresa, bisognerà ingegnarsi per recuperare al più presto quanto perduto. 

Blockchain e Made in Italy

Giuseppe Perrone, Senior Manager at EY – Blockchain HUB Mediterranean Leader, da qualche anno ormai studia un meccanismo di tracciabilità trasparente delle filiere produttive, dai prodotti ortofrutticoli, del settore delle carni, sino al settore ittico e lattiero-caseario. 

Non da ultimo, la costruzione di un marketplace per i vini europei sul mercato cinese. Più nello specifico, Wine Blockchain EY, una suite di servizi integrati composti da metodologie di consulenza, strumenti informatici e Value Added Services a supporto dell’industria vitivinicola italiana nella promozione del marchio dell’azienda, la trasparenza dei processi produttivi e la digitalizzazione delle fasi colturali per il settore Food.

Si tratta di uno dei primi casi di rapporto digitale tra produttore e consumatore finale che può leggere tutte le informazioni sul produttore di vino, identificato da una firma digitale, l’intero processo di coltivazione, produzione e lavorazione del vino grazie ad un QR code sulla bottiglia.

In un contesto socio-economico ormai anacronistico, questa soluzione venne sviluppata per accogliere la diffusa necessità dei clienti: il 74% dei consumatori dichiara di essere interessato alla ricerca di informazioni sulla tracciabilità durante l’acquisto e il 60% controlla le etichette dei prodotti.

A rafforzarne la tendenza,  la contraffazione colpisce l’industria vinicola italiana con una perdita di ricavi pari a 2 miliardi di euro all’anno

In un mercato post Covid-19, dove l’e-commerce ha ribadito la sua centralità e la necessità di allargare il più possibile gli orizzonti di mercato è passata da desiderabile a necessaria, queste soluzioni potrebbero aiutare anche le cantine più piccole, evitando di creare all’interno della filiera discrepanze durante il processo di rinnovamento. 

La rivoluzione forzata portata dal virus richiede una ricostituzione strutturale, la tecnologia blockchain offre un modello decentralizzato che può snellire le prassi di vendita e consumo consapevole. 

Nel settembre dello scorso anno l’AIDEA (Accademia Italiana di Economia Aziendale) in collaborazione con l’università di Torino ha affrontato tout-court il tema dell’aziendalismo italiano e della transizione verso l’economia digitale.

In questa sede è interessante approfondire la riflessione sulle applicazioni della tecnologia blockchain nel settore turistico, e dell’introduzione epocale di nuovi strumenti come smart contracts, applicazioni decentralizzate e criptovalute (Willie, 2019). 

La tecnologia blockchain, per esempio, ha il potenziale per interrompere l’intermediazione del processo di prenotazione alberghiera, rendendo così superflui intermediari e commissioni. 

Introdurre nella cultura del lavoro delle imprese del settore turistico questa possibilità, durante la fase di transizione in auge, potrebbe ridimensionare il monopolio delle OTA (Online Travel Agencies), in maniera molto più veloce rispetto ad un intervento istituzionale e/o un processo di advocacy. 

Un sistema di prenotazione decentralizzato porterebbe diversi vantaggi agli stakeholders coinvolti (Ye et al., 2017): i consumatori potrebbero prenotare camere a un prezzo più conveniente, dal momento che la rete peer-to-peer rimuoverebbe gli intermediari (quindi le commissioni) e sarebbe comunque paragonata ad altri hotel sulla stessa piattaforma di prenotazione (Carlino, 2018). 

Inoltre, gli hotel indipendenti supererebbero l’isolamento forzato, causato dagli attuali intermediari che dominano il mercato (Tapscott, 2016). 

Il progetto Locktrip è previsto principalmente per la creazione del primo marketplace di viaggi, ospitato presso Locktrip.com, che permette ai clienti di prenotare hotel e B&B in media il 20-25% più economici rispetto ai principali concorrenti.

La tecnologia di Locktrip consiste in un motore di prenotazione decentralizzato (chiamato il registro LOC’) che dipende dalla Ethereum Virtual Machine (EVM). Pertanto, Locktrip restituisce il controllo dei prezzi agli hotel ed elimina i costi derivanti dalla catena di intermediari tra l’hotel e il sito di prenotazione.

Anche nel settore alberghiero stiamo assistendo ad una rimodulazione totale, dopo la cancellazione massiccia legata al lockdown di oltre due mesi. La blockchain così fornisce gli strumenti per ripartire con meno costi e più efficienza, ribadendo la presenza nel mercato di tanti imprenditori del turismo. 

Cosi si potrebbe premiare il loro stoicismo, ottimizzando l’impatto nell’economia reale dell’intervento ministeriale, che altrimenti rischia di essere obsoleto. 

“Dobbiamo perseguire una strategia di azione che porti l’Italia a primeggiare, a livello mondiale, in tutte le principali sfide che caratterizzano la quarta rivoluzione industriale. Una efficiente e razionale politica di investimenti ci consentirà di crescere nella digitalizzazione, nella robotizzazione, nell’intelligenza artificiale”

Sono queste le parole del premier Conte, pronunciate in riferimento al piano Industria 4.0presentato lo scorso anno. L’innovazione digitale, il superamento del gap fra l’Italia e le grandi smart nations, investimenti su open innovation, con particolare su pmi e start up innovative, sono fra le principali motivazioni a sostegno dell’adozione del FNI (Fondo Nazionale Innovazione).

Certo è che l’avvocato degli italiani ha avuto tanto a cui pensare, tanti buoni propositi sono stati spazzati via dall’emergenza sanitaria. 

Tuttavia l’Italia non può mancare l’appuntamento con la storia: investire nell’innovazione, oltre ad alleggerire i costi e migliorare l’efficienza, è un primo passo per fermare la fuga dei cervelli. Per ripartire l’Italia avrà bisogno di tutte le proprie risorse, umane e tecnologiche. 

Il turismo ed il Made in Italy valorizzano in tutto il mondo il brand Italia, intriso di tradizioni, culture ed identità profonde. È importante oggi trovare soluzioni innovative per garantirne la sua tutela e rinvigorirne i processi di promozione. 

Si è visto come la blockchain abbia tracciato nuovi percorsi, con le scelte giuste da questa crisi può (ri)nascere un’Italia capace di coniugare il suo grande passato con un presente difficile quanto inaspettato, per poi costruire un futuro migliore. 

Giovanni Brafa

 

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Questo articolo è proveniente dalla Redazione di The Cryptonomist Magazine Digitale diretto da Amelia Tommasicchio: una delle testate specializzate tra le più seguite nel mondo delle Cryptovalute e della DeFi

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